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La storia del cristianesimo tratta della storia della religione cristiana e delle sue istituzioni in tutto il periodo che va dalle origini del cristianesimo nel I secolo fino ad oggi.

Si è soliti distinguere 4 fasi della storia del cristianesimo, corrispondenti a quelle della civiltà occidentale (pur tenendo conto dei limiti di tale periodizzazione: per esempio, le Chiese dell'Europa Orientale non hanno conosciuto quel fenomeno che in Occidente passa sotto il nome di Medioevo):

  1. epoca antica (I-VIII secolo): dalla nascita, con Gesù, fino al sorgere del Sacro Romano Impero con Carlo Magno
  2. epoca medievale (VIII-XIV secolo): da Carlo Magno fino alla nascita degli Stati nazionali assolutistici nel Trecento (soprattutto Francia e Spagna); inizio di rottura col Medioevo è la lotta tra papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo il Bello
  3. epoca moderna: è l'epoca della nascita degli Stati nazionali, dei grandi Concili del XV e XVI secolo, della rottura dell'unità religiosa dell'Europa Occidentale, con la nascita del movimento luterano; il periodo termina con la rivoluzione francese (XIV-XVIII secolo);
  4. epoca contemporanea (XIX-XXI secolo): dalla Rivoluzione Francese ai nostri giorni.

A partire dai primi tempi dell'impero romano, nel primo e secondo secolo, gli intellettuali pagani avevano organizzato e unificato tutto il pensiero cresciuto nella vasta area ellenizzata e romanizzata, dando vita a una filosofia "sincretica".

Il Cristianesimo emerse dal Giudaismo nel I secolo. I cristiani assunsero dal Giudaismo le sue Sacre Scritture, dottrine fondamentali come il monoteismo, la fede in un Messia o Cristo, forme del culto (incluso il sacerdozio), concetti di luoghi e tempi sacri, l'idea che il culto debba essere modellato secondo il modello celeste, l'uso dei Salmi nelle preghiere comuni. Il libro degli Atti degli Apostoli dice che i primi ad essere chiamati "cristiani" erano stati i discepoli di Gesù che si radunavano nella città di Antiochia e che vi si erano rifugiati dopo le prime persecuzioni in Palestina, probabilmente pochi anni dopo la morte di Gesù.

Con la predicazione di San Paolo apostolo si formarono anche comunità di "gentili", cioè di persone di origine non ebraica, prevalentemente di cultura greca. Nel II secolo d.C. le chiese giudeo-cristiane (quelle vicine all'ebraismo) vennero progressivamente estromesse dall'ebraismo che stava riorganizzando le proprie strutture e basi religiose dopo la crisi della distruzione del Tempio del 70 d.C., mentre le chiese dei gentili continuarono ad espandersi. Gli storici indicano col termine "Grande Chiesa" l'insieme delle comunità derivate dai vari apostoli (sia quelli di Gerusalemme che quelli legati a Paolo di Tarso) che più avanti confluirono nella Chiesa cattolica e ortodossa del primo millennio cristiano, per distinguerle dai gruppi marginali di ispirazione cristiana che elaborano particolari dottrine che non saranno accettate dalla maggioranza, come gli ebioniti e gli gnostici o l'eresia di Marcione.

Tra II e III secolo

Sin da subito si pose il problema del rapporto tra Cristianesimo e Stato, l'Impero romano. Il Cristianesimo, da religione messianica di ambientazione ebraica e con un messaggio prettamente ad "uso e consumo" degli ebrei, grazie alla sua diffusione negli ambienti della diaspora e all'apertura paolina ai "romani" (alle istituzioni, alla tradizione giuridica e alla cultura), nel corso dei secoli acquistò una forza tale che da cambiarne lo status giuridico: da religione illecita (fino a Costantino) a religione tollerata e in seguito, con Teodosio I, a religione di Stato. Cominciò progressivamente a differenziarsi anche la mentalità delle Chiese latine rispetto a quelle greche, e con i concili ecumenici si assistette ad una definizione rigorosa dell'ortodossia e alla formazione di un linguaggio teologico specifico cristiano, mutuato dalla filosofia greca. Ciò comportò anche il distacco di alcune chiese "etniche" dall'alveo della Grande Chiesa (vedi Chiese orientali antiche), che vennero comunemente indicate come Chiesa cattolica e ortodossa, nelle sue espressioni territoriali (chiesa latina, greca, alessandrina).

L'imperatore Giuliano (361-363) aveva tentato inutilmente di tornare al politeismo. Ma la società stava cambiando. E, per la cultura greco-romana, la situazione stava precipitando. La razionalità, per quanto approfondita, non era più sufficiente a spiegare un mondo immerso nella "decadenza". L'ansia e l'angoscia non accennavano a diminuire. La struttura politica aveva già perso da tempo la sua vecchia autorità morale. Era nata una nuova istituzione, molto forte, a carattere "spirituale", che si rivolgeva direttamente al cuore dell'uomo. Un'organizzazione, ispirata al monoteismo cristianizzato, che da "giovane ribelle ingenua" si era fatta "adulta e responsabile". Questa istituzione - la Chiesa - riempì il vuoto morale che si era creato nell'umanità e assorbì tutte le richieste di giustizia. L'impero diventava un impero celeste.

In nome di una giustizia migliore, in tutto il mondo conosciuto divenne impossibile esprimere opinioni contrarie a quelle del potere. L'autorità civile si associò a quella religiosa e arrivava ovunque. La legge, e la giustizia in generale, erano considerate come concessione volontaria di un solo Dio onnipotente. Non c'era più un patto con la divinità. Bisognava solo amarla e ringraziarla. Gli imperatori e gli uomini che nacquero da quest'epoca in poi furono sempre più spesso fervidi credenti. L'educazione che ricevevano e la cultura che seguivano sarebbero state sempre più monolitiche e dogmatiche.

Dal suo riconoscimento ufficiale era passato mezzo secolo. Dopo qualche decennio di diatribe teologiche, la Chiesa cristiana - ormai l'unica chiesa ufficiale, la chiesa con la "c" maiuscola - divenne la sola istituzione che garantisse il diritto, per i popoli e per i cittadini. Nel 392 tutte le opinioni che discordavano con questa visione del mondo furono dichiarate illegali e perseguite militarmente.

Mentre, in precedenza, guerre e assassini avvenivano per motivi chiaramente politici, con la creazione dell'impero gli intenti aggressivi furono mascherati da un'ideale tendenza a un bene "universale" che, se realmente perseguito, non può che dimostrarsi irraggiungibile e quindi frustrante. Con l'incontro fra stato e chiesa questa tendenza divenne ancora più impellente e ancora più difficile da raggiungere. D'altronde la gente comune era sempre più spaventata dalle incursioni di popoli stranieri, i "barbari". Questa interpretazione passa per essere un cliché, una cosa scontata. Ma nei secoli successivi non solo gli attacchi non diminuirono ma anzi aumentarono e furono ulteriormente rinforzati dalla devastante guerra dell'impero orientale contro i Goti in Italia.

La Chiesa era quella solida struttura di sicurezza che l'uomo non riusciva più ad individuare nello Stato, nell'Impero, in sé stesso, nella propria esistenza, nella vita cittadina o sui campi agricoli. L'esistenza terrena era perennemente in bilico ed era molto lontana dall'assicurare la felicità, antichissima e modernissima aspirazione dei filosofi come dell'uomo comune. L'occidente si era separato dall'oriente. Erano arrivati gli stranieri. Si era sviluppata "l'organizzazione universale". Il mondo antico si era dissolto, lasciando spazio a una nuova visione della vita.

Nel V-VIII secolo

L'evangelizzazione tra V e VIII secolo

La Chiesa d'Irlanda è stata fondata, secondo la tradizione, nel corso del V secolo da San Patrizio, cristiano della Britannia romana, che sbarcò sull'isola come schiavo durante la sua gioventù.

Il cristianesimo irlandese presenta delle caratteristiche particolari. Nel V secolo l'Irlanda era suddivisa in piccoli regni tribali, chiamati tuath, che pian piano si convertirono alla nuova religione. Mancando una struttura politica e civile centralizzata, la nuova Chiesa si sviluppò attorno ai monasteri e gli abati costituivano la vera autorità religiosa sul territorio. Inoltre, la lontananza da Roma, il fatto di non essere mai stata parte dell'Impero Romano, portarono la chiesa irlandese a conservare tradizioni antiche non conosciute in altre chiese del continente e ad avere una diversa data del giorno di Pasqua. Questo sollevò dei problemi quando molti monaci irlandesi iniziarono a lasciare l'isola per svolgere opera missionaria nella vicina Britannia e sul continente.

I regni barbari e la loro conversione

Le invasioni barbariche del V secolo-VI secolo

Nel territorio dell'ex Impero Romano d'Occidente si installarono diverse popolazioni germaniche. Alcune erano già convertite al cristianesimo nella forma dell'arianesimo. È ad esempio il caso dei Vandali in Africa del Nord o dei Visigoti in Spagna e nel sud della Francia, e degli Ostrogoti in Italia. Queste tribù, germaniche di stirpe ed ariane di religione, coabitano più o meno pacificamente con le popolazioni locali romanizzate e cattoliche. Invece i Franchi, che si installano nel nord della Gallia, e gli Anglosassoni, che invadono la Britannia, sono ancora pagani.

Vandali

La popolazione dei Vandali, dopo aver invaso e saccheggiato la Hispania romana, passano nella provincia romana dell'Africa, ove si installano definitivamente. Inizia una difficile coabitazione con la locale popolazione cristiana, sottoposta a persecuzioni. Con la riconquista bizantina ad opera di Giustiniano, i Vandali saranno facilmente sottomessi.

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